Cosa resterà dopo l'emergenza Covid
7 Maggio 2020

Cosa resterà dopo l'emergenza Covid

Ora che vediamo la proverbiale luce in fondo al tunnel (e speriamo che non sia un treno), sorge una domanda: cosa resterà di questa Emergenza Covid? Ce lo chiediamo un po’ per tutto: come sarà il mio lavoro tra un mese? Mio figlio tornerà a scuola normalmente a settembre? Farò mai quel viaggio che avevo prenotato a Pasqua?

Purtroppo non abbiamo risposta a queste domande. Ma abbiamo provato a immaginare quali delle nostre nuove abitudini resteranno anche oltre quest’estate, sia dal punto di vista delle persone che delle aziende. Perché nel bene e nel male, è chiaro che abbiamo imparato a vivere in modo diverso da prima, e continueremo a farlo: non lo diciamo solo noi, ma tanti altri, tra cui anche uno studio del MIT.

Ecco qual è la nostra previsione, sperando che non arrivi qualche altra catastrofe a stravolgerla. Per quest’anno potrebbe bastare, che ne dici 2020?

1. Continueremo a ordinare online

Quelli di noi che avevano già Amazon Prime da anni e si facevano portare la spesa a casa quando ancora c’erano slot disponibili per la consegna, risponderanno con una sentita alzata di spalle. Per tutti gli altri, ordinare online i mobili, la spesa consegnata dal macellaio, la cena giapponese a domicilio sono nuove abitudini dalle quali difficilmente ci staccheremo.

I locali resteranno chiusi ancora per un po’, ma anche quando riapriranno, dovremo rispettare delle misure di sicurezza importanti, il che significa che ci saranno disponibili molti meno coperti: non saranno in pochi quelli che piuttosto che aspettare tre settimane per ottenere un tavolo per cinque da Gianni per lo spiedo della domenica, preferiranno ordinarlo a casa su consegnamy.it.

Lo stesso vale per la gita all’Ikea della domenica: sicuramente ci saranno gli affezionati che, dopo due mesi di astinenza, avranno una voglia matta di mettersi in coda un’oretta fuori da Elnòs, ma tanti altri penseranno che in fin dei conti tre candele profumate, un Billy e due spatole da cucina li posso ordinare pure online.

Questa crisi ha fatto ricredere tanti sostenitori del “tanto internet a me mica serve”: se sei fra questi, fatti sentire, potremmo avere qualche buona idea per te. Se non sei fra questi… beh, buona fortuna per quest’anno!

2. Le nostre priorità sono diverse ora

Ce ne siamo accorti tutti: d’altro canto, chi lo sapeva che il lievito di birra fosse così fondamentale prima del mese scorso? Al di là della mania panificatrice esplosa di recente, le nostre priorità in generale sono cambiate, e le prime a recepire questo cambiamento devono essere le aziende.

Il green passa in secondo piano

Secondo l’analisi condotta da Doxa, per più di un italiano su due l’impegno ambientale non è più una priorità ora, soppiantato da necessità più stringenti, tipo sbarcare il lunario. Infatti, lo spettro della recessione turba i sonni di molti connazionali, e continuerà a farlo nei prossimi mesi. L’entusiasmo dei primi giorni di acque limpide a Venezia e aria pulita in Pianura Padana sembra essere definitivamente svanito.

Nuova parola chiave: solidarietà

La difficoltà ci ha unito contro un nemico comune e ci siamo riscoperti comunità: sempre secondo Doxa, le donazioni degli italiani sono aumentate del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e ben 12 milioni di persone hanno messo mano al portafogli per aiutare la comunità.

Convenienza per combattere la crisi

L’economia del Paese è stata colpita duramente da questa emergenza, e porterà i segni di questi colpi anche nei prossimi mesi. Data questa incertezza per il futuro, saremo sempre più attenti alla convenienza nei prossimi tempi: in questo potrebbe aiutare la diffusione degli acquisti online.

Sicurezza prima di tutto

Un tema che non passerà facilmente di moda è la sicurezza. Per quanto riguarda i contagi, anzitutto, sappiamo che dovremo stare attenti ancora per mesi, e anche dentro casa nostra facciamo molta più attenzione alla sanificazione degli ambienti e dei nostri vestiti.

Ma non è l’unico tipo di sicurezza a cui abbiamo imparato a fare attenzione: tra smart working, home banking, app e altri servizi con nomi inglesi, in tanti hanno cominciato a porsi il problema della sicurezza online.

3. Siamo tutti connessi

Vi ricordate il nostro articolo di qualche mese fa sulla situazione del digitale in Italia? Ecco, ora sarebbe tutto da rivedere. Ci siamo ritrovati tutti molto più connessi, chi per piacere, per lavoro o per la scuola.

Secondo Doxa, un italiano su quattro sta lavorando in smart working (compresi noi, del resto), e per la stragrande maggioranza questa modalità sembra funzionare bene. Il discorso però è diverso per i lavoratori con figli: infatti, il 34% di loro dichiara che lavorare da casa è più faticoso che in ufficio.

Per alcuni questa digitalizzazione imposta resterà anche oltre l’emergenza: per il 36% degli intervistati le aziende adotteranno nuove tecnologie per il collegamento da remoto, e per il 26% di loro lo smart working verrà applicato anche in futuro.

Per quanto riguarda il tempo libero, stando chiusi in casa trascorriamo molto più tempo sui social network: il 54% degli intervistati passa molto più tempo su queste piattaforme, cercando di schivare le fake news (altro argomento ampiamente discusso in questo periodo). Non è un’impresa facile: il 76% dichiara di aver trovato notizie false online.

Anche i telespettatori sono aumentati, secondo i dati, ben del 67%. La forma di pubblicità che esce totalmente sconfitta da questi mesi è l’outdoor, ovvero tutto ciò che vediamo fuori casa: cartelloni, volantini, sponsorizzazioni, non possono essere efficaci se i nostri spostamenti sono limitati.

4. Di chi fidarsi?

Di chi ci fideremo dopo questa crisi? I dati dicono che ci fidiamo del nostro Sistema Sanitario Nazionale e di chi ci lavora in prima linea, ma solo il 60% di noi si fida del Governo. L’istituzione che ne esce peggio è sicuramente l’Europa: meno di un italiano su tre si fida della Banca Centrale Europea e del Parlamento Europeo.

Tra chi ha ispirato fiducia in questo periodo dobbiamo annoverare anche celebrità e influencer. Un caso su tutti, quello dei Ferragnez e della loro campagna di raccolta fondi: questo genere di iniziative, insieme alle dirette in cui si mostrano reclusi in casa come noi comuni mortali, hanno contribuito a diffondere l’idea di influencer come modello positivo di solidarietà e impegno per la comunità.

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