Storytelling: cos’è e come può tornarti utile
11 Giugno 2020

Storytelling: cos’è e come può tornarti utile

Storytelling, brand storytelling, digital storytelling, storytelling aziendale: dietro questi nomi si nasconde un’azione che conosciamo fin da piccoli, cioè quella di raccontare una storia. Lo storytelling è esattamente questo, raccontare un’azienda o un marchio per entrare in contatto con il cliente a un livello più profondo del semplice scambio “vendita/acquisto”.

Tantissime aziende lo fanno da anni, basta pensare alla Coca Cola, alla Apple, o anche solo al Mulino Bianco. In questo periodo di crisi poi, gli spot in tv ci hanno sommerso con lo storytelling, al punto che ne siamo usciti quasi nauseati. Musichetta melensa, voce profonda, messaggio positivo alla fine sull’Italia che ce la farà e ce la faremo insieme: vi sembra familiare?

Ecco, ora sapete che quello che hanno cercato di fare tutti in questi mesi – non sempre riuscendoci – si chiama storytelling. Ma lo storytelling non riguarda soltanto le grandi aziende con gli spot in tv, e fortunatamente non deve essere necessariamente essere così stucchevole.

Storytelling: come farlo (bene)

Partiamo da un presupposto fondamentale: lo storytelling è una strategia complessa da progettare e mettere in pratica, quindi non si può improvvisare. Come tutte le narrazioni, per essere efficace deve seguire alcune regole:

La regola delle cinque W

È una regola che prendiamo in prestito dal giornalismo, e fa riferimento alle cinque domande a cui ogni articolo ben scritto dovrebbe rispondere: who, what, when, where e why, ovvero chi è il protagonista, cosa fa, quando, dove, e perché. In sostanza, la storia che raccontiamo deve basarsi su una struttura solida, altrimenti rischiamo che sia poco chiara o sconclusionata.

Coerenza con l’identità del marchio

Se hai letto il nostro articolo sulla brand identity, sai quanto insistiamo sulla coerenza: lo facciamo perché è un elemento fondamentale in ogni aspetto di una strategia di marketing, che spesso però viene trascurato. È un errore che non possiamo permetterci nemmeno nel campo dello storytelling.

Un esempio, per capirci: ti immagini una pubblicità con dei ragazzi che tornano a casa da una serata alle cinque e mangiano pane e Nutella? No, e non perché a nessuno sia mai capitata questa esperienza, ma perché uno dei valori chiave della Ferrero è la famiglia, quindi la narrazione della Nutella è incentrata sulla famiglia (e non sui ragazzi ai rave).

Usare bene i dettagli e l’immaginazione

La differenza tra uno storytelling ben fatto e uno scadente sta spesso nei dettagli, che hanno il potere di immergere davvero l’ascoltatore nella nostra storia e coinvolgerlo profondamente. Attenzione però a non esagerare, perché si rischia di perdere l’attenzione del pubblico: l’ideale è riuscire ad intessere una trama di particolari che il nostro destinatario riempie con l’immaginazione.

Perché fare storytelling

Non raccontiamoci favolette: fare storytelling è un impegno importante in termini di lavoro e di budget. Quindi perché farlo?

Guardati intorno: siamo in quella che Philip Kotler, IL guru mondiale del marketing, chiama la fase del marketing 4.0. Una volta tutto quello che contava era il prodotto in sé con le sue caratteristiche (marketing 1.0, nel Dopoguerra); poi i consumatori pretesero più attenzione, e il focus si spostò su di loro (marketing 2.0); quindi venne la globalizzazione, i consumatori cominciarono a voler partecipare e chiesero conto alle aziende dei loro valori (marketing 3.0).

Oggi non basta parlare di mission e vision, i consumatori vogliono un legame emotivo con il brand, che è reso possibile dall’uso di tutti i canali della nostra vita iperconnessa. La parola d’ordine oggi non è persuadere, ma coinvolgere.

Naturalmente questa è una tendenza globale, quindi bisogna tenere conto delle specificità del singolo settore: è chiaro che il marketing dell’acciaio non segua le stesse logiche del marketing delle caramelle.

Se ci pensi bene, tantissime realtà che conosci usano già lo storytelling a diversi livelli e con diversi strumenti: ad esempio, la parrucchiera che su Instagram pubblica le storie dei corsi che fa, o il cuoco che parla di come è nata una certa ricetta del ristorante, o l’agenzia di viaggi che ti racconta dell’ultimo viaggio in Messico che ha organizzato.

Storytelling: cos’è in pratica

In conclusione, racconta la tua storia, emoziona, coinvolgi, persuadi, e fatti ricordare. Un esempio di chi l’ha fatto davvero bene è Amaro Montenegro, che nel 2017 ha pubblicato questo spettacolare spot, che racconta la storia (romanzata) dell’inventore dell’amaro.

Naturalmente non è da tutti realizzare un video da cinque minuti, ma sii sincero: anche a te è scesa una lacrimuccia alla fine, vero?

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Lo scopo della nostra guida è aiutarti a fare mente locale sui principali punti da tenere presenti mentre pensi se vuoi un sito e come lo vuoi. In questo modo potrai anche farti capire meglio dall’agenzia alla quale ti rivolgerai per realizzarlo, evitando di dover richiedere mille modifiche o – peggio ancora – che il risultato finale non ti soddisfi.

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