I trend social del 2021

I trend social del 2021

Il 2020 e la crisi del coronavirus verranno ricordati come un momento spartiacque, con un prima e un dopo: mascherine, divieti di assembramento, lockdown, autocertificazioni… Ormai è più che chiaro che quando saremo usciti da tutto questo, il mondo non sarà più quello di prima. E non parliamo soltanto di vita reale: anche tutto quello che succede online è cambiato e sta ancora cambiando, con milioni di utenti in più sui social, webinar per tutti, problemi con la disinformazione in rete.

Nel mondo dei social network, ormai sempre più intrecciato con quello reale, siamo di fronte a quello che gli esperti hanno chiamato social reset: il nostro rapporto con le piattaforme, dal modo in cui le usiamo a ciò che ci aspettiamo da esse, ora è diverso. Il report Think Forward 2021 di WeAreSocial ha individuato sei trend che nel prossimo anno guideranno le strategie del settore, le nostre, e le tue – se vorrai lavorare con noi. Ecco in cosa consistono.

1. I semplici piaceri della vita

Ce ne siamo accorti tutti, specie in tempo di lockdown: quando sei chiuso in casa, cominci ad apprezzare le piccole cose. Per esempio la pizza (ve la ricordate la crisi del lievito fresco?), ma anche le passeggiate, la corsetta serale, poter andare da qualche amico a pranzo o a cena, andare in palestra, farsi una nuotata, chiacchierare con i colleghi alla macchinetta del caffè.

Abbiamo riscoperto i social come luogo di condivisione di questi piccoli piaceri, perché avevamo (e abbiamo ancora) davvero bisogno di comunicare con gli altri. Le piattaforme, invece di ostacolarci, ci stanno aiutando a promuovere questi valori e rinforzare i nostri legami con le persone. Anche tu hai usato lo smartphone per mandare la foto del pranzo della domenica alla mamma o ai figli? Beh, non sei solo, anzi sei parte di un trend globale. Anche tanti influencer hanno promosso con i propri profili qualche semplice piacere della vita: chi l’avrebbe detto che innaffiano le piante sul balcone proprio come noi comuni mortali?

2. Attivismo digitale

Se di scendere in piazza non se ne parla nemmeno, l’alternativa rimane l’attivismo digitale. In tempi normali, si sarebbe parlato di “attivismo da poltrona”, ma oggi ci siamo resi conto che l’attivismo online ha effetti potenti anche sul mondo reale: un esempio su tutti, le manifestazioni del movimento “Black Lives Matter” organizzate dopo la morte di George Floyd, che hanno avuto una risonanza enorme sui social e sono arrivate anche qui, a migliaia di chilometri di distanza.

Se sei su Instagram, probabilmente avrai visto anche qualche esempio di “attivismo in powerpoint”: un sacco di profili che fanno divulgazione hanno cominciato a utilizzare i caroselli di immagini per fare informazione su temi complessi. Anche se alcune campagne virali sono state ampiamente criticate e bollate come “inutili” (come nel caso del #blackouttuesday), ormai una cosa è chiara: il pubblico – soprattutto nelle fasce più giovani – si aspetta dai brand un impegno e una presa di posizione chiara su temi importanti.

3. Una comunicazione digitale più umana

“Signora mia, cosa vuole che le dica, ormai siamo tutti sui social e nessuno parla più coi vicini di casa!”

È una vecchia storia, nel nostro lavoro lo sentiamo spesso. Ormai è più che altro un luogo comune stantio, perché questa pandemia ha dimostrato ampiamente che sono state proprio le piattaforme digitali a permetterci di mantenere i contatti con le persone che amiamo. Anche l’opinione pubblica se n’è accorta, e ad oggi sempre più persone pensano che gli strumenti online possano essere un modo per migliorare la nostra vita offline.

Ora quello che chiediamo alle piattaforme è di rivelare il loro lato più umano: questo significa rapporti personali e non di massa, come nel caso delle community. Un esempio di un marchio strafamoso che l’ha già applicato: Ikea, che da qualche mese propone su Instagram degli interventi live con il personale dei suoi negozi.

4. Vip di cui fidarsi

È finita l’era degli eccessi e delle follie dei vip: oggi quello che chiediamo loro è di mostrarsi responsabili, affidabili, degni della nostra stima. Uno dei motivi scatenanti, stando alle ricerche, è che moltissimi personaggi pubblici si sono resi responsabili di una parte di disinformazione durante questa crisi, e a molti utenti non è proprio andato giù. Per questo ora chiedono che i vip gestiscano la propria enorme influenza in modo più responsabile, e per la stessa ragione sono stati “eletti” a nuovi influencer anche esperti che a vario titolo sono intervenuti sui temi più caldi di questi mesi.

Un esempio di questa tendenza: nel periodo delle presidenziali americane, molti influencer si sono spesi per invitare i cittadini ad andare a votare. Sul web c’è chi ha preso questo trend forse un po’ troppo sul serio: addirittura qualcuno ha proposto una piattaforma di recensioni pubbliche degli influencer, in modo che ciascun utente possa verificare la loro affidabilità e integrità.

5. Orizzonti social sempre più ampi

Il ruolo dei social nella nostra vita era già molto importante prima, e in questi mesi non ha fatto altro che rafforzarsi. Questo vuol dire che il panorama si è allargato sia in termini di numero di piattaforme, con il boom di Twitch e TikTok, sia in termini di funzionalità: tantissimi social hanno puntato sempre di più sull’aspetto della condivisione e della socialità, che – nonostante siano teoricamente alla base del concetto stesso di queste piattaforme – da tempo non erano in primo piano.

In termini pratici, questo per noi “del mestiere” vuol dire una cosa: ripensare le strategie e l’uso che facciamo dei social, non affidarci più alle certezze che avevamo. Ad esempio, una delle regole d’oro è sempre stata “no a troppo testo nelle grafiche”: ebbene, Facebook stesso ha rimosso la limitazione del 20% di parole nelle grafiche degli annunci. Insomma, è tutto da rivalutare ora.

6. Co-creatività

I social sono passati dall’essere luoghi di fruizione dei contenuti a luoghi di co-creazione di contenuti: non siamo più soltanto spettatori, ora vogliamo anche partecipare: è questo il concetto alla base del successo clamoroso di TikTok e delle sue challenge. Ormai sono gli stessi creatori a chiedere l’aiuto del pubblico: per esempio, la cantante Dua Lipa ha interpellato i suoi fan per realizzare il video musicale del suo nuovo singolo.

Possiamo scommettere che le piattaforme cavalcheranno quest’onda e metteranno a disposizione sempre più strumenti per creare contenuti. Dal canto nostro, possiamo incentivare il nostro pubblico a crearli e prepararci per sfruttarli al meglio.

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